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Artículos de la prensa internacional en los años que rodean a la beatificación de Josemaría Escrivá por Juan Pablo II Enlaces |
Vittorio Messori, Escritor y periodista, Corriere 7, suppl. a Corriere della Sera (Milán), 16.5.92
Texto
polare e averne riconosciuto (se del caso) la conformità al Vangelo e alla Tradizione, la Chiesa affida la causa a Dio, aspettandone un «segno», una «approvazione», sotto forma di un miracolo. Abitualmente, una guarigione inspiegabile secondo le conoscenze mediche. Solo dopo questa sorta di ok divino, il «venerabile» può essere proposto come beato e poi santo alla imitazione e alla venerazione dei fedeli. Ma perché tanti contrasti nel caso di monsignor Escrivá, malgrado la «fama di santità» fosse stata accertata con un'ampiezza raramente vista; malgrado l'imprimatur divino fosse giunto regolarmente sotto forma di una guarigione prodigiosa; malgrado il materiale probatorio delle «virtù cristiane vis-. sute in modo eroico» fosse imponente. I1 fatto è che attorno all'Opus Dei é al suo fondatore è nata e si è consolidata negli anni una sorta di leyenda negra, una «leggenda nera». Le voci e i sospetti di «massoneria bianca», di «segreti», di «trame oscure», di «volontà di potenza», sembrano ricalcare le stesse voci, gli stessi sospetti che per secoli accompagnarono la Compagnia di Gesù. Sia nel caso dei gesuiti che in quella dei 1.500 sacerdoti e dei 75.000 aderenti dell'Opus, molti equivoci si devono alla novità per i tempi delle due istituzioni. L'opera di sant'Ignazio stupì e poi inquietò per l'efficacia e la flessibilità di religiosi che, formati a lunghi e severi studi, vivevano l'ascetismo dei monaci non nel chiuso dei conventi ma sulle strade del mondo, frequentando con lo stesso impegno le corti reali e le tribù sudamericane. Quanto all'opera fondata già nel 1928, a 26 anni, dal giovane sacerdote di Barbastro, in Aragong, leggende nere e sospetti nascono anch'essi da una novità: dal fatto, cioè, che l'Opera agisce soltanto come una sorta di «distributore di benzina» spirituale. La sua funzione, cioè, è unicamente quella di offrire una formazione religiosa agli aderenti, di sostenerli spiritualmente, senza in alcun modo interferire o essere coinvolta nelle loro scelte politiche, sociali, economiche. Così, ad esempio, non ci sono, come si favoleggia, banche, industrie, giornali, case editrici, imprese di ogni tipo «dell'Opus Dei»: ci sono cristiani che per la loro formazione spirituale, fanno capo ai sacerdoti e ai laici celibi e laureati (i «numerar» dell'Opera), ma che agiscono poi in piena liberta e autonomia nelle loro attività temporali, pur ispirandosi ai principi religiosi appresi e coltivati in quell'ambiente. E si tratta di principi semplicemente «cattolici», di piena ortodossia, così come insegnati dalla Chiesa. È proverbiale, in effetti, lo scrupolo con cui la Prelatura professa fedeltà al magistero del Papa, non avendo dottrine proprie da proporre, ma solo quel modo caratteristico per apprendere e vivere la sequela del Vangelo che è esposto nei libri del Fondatore (primo tra tutti il celebre Cammino, con 250 edizioni in 40 lingue, pubblicato in Italia ora anche da Mondadori). Per dirla con le parole del successore di Escrivá, l'at tuale Prelato, Alvaro del Portillo: «Alcuni ragionano così: non vedo l'attività dell'Opus Dei in politica e nel mondo economico. Dunque, agisce occultamente, in silenzio. La verità è tutt'altra: il lavoro dell'Opus Dei in questi campi non si vede per il semplice motivo che non esiste. Non c'è, e non può esserci, alcuna "linea" della Prelatura, perché la sua giurisdizione non riguarda campi che sono oggetto solo delle libere scelte di cristiani responsabili, in sintonia col magistero ecclesiale. Chi bussasse alla porta dell'Opus Dei con scopi politici o temporali si renderebbe immediatamente conto di avere sbagliato indirizzo. Per sua natura, e perché così volle il suo Fondatore, l'Opera non può possedere né controllare alcuna attività che abbia finalità diverse da quelle strettamente religiose, di formazione spirituale dei membri». Favorisce, poi, il sospetto di chissà quali segreti la discrezione con la quale conducono la loro vita cristiana coloro che si formano nella spiritualità di Escrivá de Ba1aguer, fermo assertore della «normalità»; della «quotidianità». La Chiesa ha sempre insegnato che ogni bat tezzato è chiamato alla santità, è tenuto a prendere sul serio il Vangelo in ogni sua esigenza. In pratica, però, questa consapevolezza era andata attenuandosi: da un lato i «vocati» alla perfezione, i religiosi con i loro voti; dall'altro lato i «semplici,» laici, quasi cristiani di seconda serie, dovendo innanzitutto occuparsi di cose «profane», immersi nei loro mestieri e professioni. Merito di Escrivá (autentico precursore - qui, come altrove - del Concilio Vaticano II) è stato il rimettere vigorosamente in luce il tesoro spiri- Conocer el Opus Dei |