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Artículos de la prensa internacional en los años que rodean a la beatificación de Josemaría Escrivá por Juan Pablo II Enlaces |
AA.VV., 19-29.5.92 (suplementos semanales)
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Supplemento settimanale n. 21 (2603) L'OSSERVATORE ROMANO 22 maggio 1992 - Pag. 5 apostólico, con particular atención hacia los más pobres y necesitados. 5. Anche nella Beata Giuseppina Bakhita troviamo una testimone eminente dell'amore paterno di Dio ed un segno luminoso della perenne attualità delle Beatitudini. Nata in Sudan, nel 1869, rapita da negrieri quando era ancora bambina, e venduta più volte sui mercati africani, conobbe le atrocità di una schiavitù che lasciò nel suo corpo i segni profondi della crudeltà umana. Nonostante queste esperienze di dolore, la sua innocenza rimase integra, ricca di speranza. «Da schiava non mi sono mai disperata - diceva - perché sentivo dentro di me una forza misteriosa che mi sosteneva». I1 nome di Bakhita - come l'avevano chiamata i suoi rapitori- significa Fortunata e tale infatti diventò, grazie al Dio di ogni consolazione, che sempre la teneva per mano e le camminava accanto. Giunta a Venezia, per le vie misteriose della Divina Provvidenza, Bakhita ben presto si apriva alla grazia. I1 battesimo e, dopo alcuni anni, la professione religiosa tra- le Suore Canossiane, ché l'avevano accolta ed istruita, furono le conseguenze logiche della scoperta del tesoro evangelico, per il quale sacrificò tutto, anche il suo ritorno, da libera, nella terra natale. Come Maddalena di Canossa, anch'ella voleva vivere per Dio solo, e con eroica costanza si avviò umile e fiduciosa per la strada della fedeltà all'amore più grande. La' sua fede era salda, limpida, ardente. Sapeste che grande gioia è conoscere Dio!», soleva ripetere. 6. La nuova Beata trascorse 51 anni di vita religiosa canossiana, lasciandosi guidare dall'obbedienza in unn impegno quotidiano, umile e nascosto, ma ricco di genuina carità e di preghiera. Gli abitanti di Schio, ove risiedette per quasi tutto il tempo, ben presto scoprirono nella loro «Madre Moretta» così la chiamavano - un'umanità ricca nel dono, . una forza interiore non comune che trascinava. La sua vita si consumò in una incessante preghiera dal respiro missionario, in una fedeltà umile ed eroica alla carità, che le consenti di vivere la libertà dei figli di Dio e di promuoverla attorno a sé. Nel nostro tempo, in cui la corsa sfrenata al potere, al denaro, al godimento causa tanta sfiducia, violenza e solitudine, Suor Bakhita ci viene ridonata dal Signore come sorella universale, perché ci riveli il segreto della felicità più vera: le Beatitudini. I1 suo è un messaggio di bontà eroica ad immagine della bontà dei Padre celeste. Ella ci ha lasciato una testimonianza di riconciliazione e di perdono evangelici, che recherà sicuramente conforto ai cristiani della sua patria, il Sudan, così duramente provati da un conflitto che dura da molti anni e che ha provocato tante vittime. La loro fedeltà e la loro speranza sono motivo di fierezza e di azione di grazie per tutta la Chiesa. In questo momento di grandi tribolazioni, Suor Bakhita 1z precede sulla via dell'imitazione di Cristo, dell'approfondimento della vita cristiana e dell'incrollabile at taccamento alla Chiesa. Nello stesso tempo desidero, ancora una volta, rivolgere un accorato appello ai responsabili delle sorti del Sudan, affinché diano realizzazione agli asseriti ideali di pace e di concordia; affinché z1 rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo - e in primo luogo del diritto alla libertà religiosa - sia a tutti garantito, senza discriminazioni etniche o religiose. Preoccupa grandemente la situazione delle centinaia di migliaia di profughi dalle regioni meridionali, che la guerra ha costretto ad abbandonare casa e lavoro; recentemente sono stati obbligati a lasciare anche i campi dove avevano trovato una qualche forma di assistenza e sono stati trasportati in luoghi desertici ed è stato perfino impedito il libero passaggio ai convogli di soccorsi delle agenzie internazionali. La loro situazione è tragica e non può lasciarci insensibili. Raccomando vivamente agli Enti internazionali di assistenza di volere continuare ad inviare il loro provvido, necessario e urgente aiuto. Mentre saluto la delegazione della Chiesa del Sudan, presente a questa celebrazione, rivolgo un affettuoso pensiero, accompagnato dalla preghiera, a tutta la Chiesa in quel Pae- Conocer el Opus Dei |