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Studi cattolici (Milano), VI.92 (homilía 18.5.92)

Texto

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manifestato, noi saremo simili a Lui, perché Lo vedremo così come Egli è (4). II senso della nostra filiazione divina in Cristo, che informò tutta la vita e la predicazione del Beato Josemaría Escrivá, suscitava nella sua anima un desiderio ardente di contemplare Dio. Quante volte l'ho udito esclare, soprattutto negli ultimi anni di vita: Vultum tuum, Domine, requiram! (5), desidero contemplare il tuo volto, Signore! Quest'anelito io sospingeva ad alimentare un rapporto costante con Dio in ogni circostanza: nel lavoro e nel riposo; nella solitudine dell'orazione e nella conversazione sacerdotale con le anime; nell'allegria e nel dolore, che trapassa sempre nella gioia, perché nella sofferenza egli sapeva vedere la Croce di Cristo. L'amore alla Croce gli permise di comprendere fino in fondo le parole ispirate dell'Apostolo san Paolo: «Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (6). Dinanzi a qualsiasi contrarietà, la sua reazione era sempre: omnia in bonum!: tutto è per il bene!

Poche settimane prima che il Signore lo chiamasse a godere definitivamente della sua presenza, ci diceva: «Dobbiamo stare [...] in Cielo e sulla terra, sempre. Non "fra" il Cielo e la terra, perché siamo del mondo. Nel mondo e in Paradiso allo stesso tempo! [...], immersi in Dio, ma sapendo che siamo del mondo» (7). Attraverso questo

cammino di contemplazione, vissuta nell'ambito delle occupazioni terrene, lo Spirito Santo condusse il Beato Josemaría fino alle vette della vita mistica, all'unione con la Trinità divina. I1 dialogo filiale con Dio diventata allora così intimo che - come lui stesso spiegava «le parole vengono meno, la lingua non riesce ad esprimersi; anche l'intelletto si acquieta. Non si discorre, si ammira. E l'anima erompe ancora una volta in un cantico nuevo, perché si sente e si sa ricambiata dallo sguardo amoroso di Dio, in ogni istante della giornata. Non alludo - aggiungeva - a situazioni straordinarie. Sono, possono benissimo essere fenomeni ordinari della nostra anima: . come una pazzia d'amore che, senza spettacolo, senza stravaganze, ci insegna a soffrire e a vivere, perché Dio ci concede la Sapienza» (8). I1 mio cuore trabocca d'emozione nei testimoniare oggi, qui, con profonda gratitudine verso nostro Signore, di aver assistito per quarant'anni, giorno dopo giorno, alla vita santa del beato Josemaría, al suo amore per Dio e per tutte le anime, alla sua eroica corrispondenza alla grazia di Cristo, che Dio concede copiosamente a chi è umile (9). Sono stato testimone di come egli abbia portato a compimento con eroica abnegazione il programma del Battista: «Egli deve screscere e io invece diminuire» (10), fino a raggiungere il

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