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Artículos de la prensa internacional en los años que rodean a la beatificación de Josemaría Escrivá por Juan Pablo II


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La Stampa (Turín), 18.5.92 (entrevista de Mauro Anselmo)

Texto

LA STAMPA

Torino, Italia

Sabato 18 Aprile 1992 15

Intervista con Alvaro del Portillo, capo della potente istituzione

L'Opus Dei "ocuperà" San Pietro

"A maggio avremo un santo anticlericale"

ROMA

DAL NOSTRO INVIATO

Nel Duemila la santità sarà ancora di moda. E í santi pregheranno fra i computer delle aziende, negli uffici della finanza o fra i robot delle officine. Santità e lavoro. Per la grande "armada" dell'Opus Dei (75 mila aderenti, 1500 sacerdoti sparsi nei cinque continenti) è venuto f1 momento di scendere in piazza. Sarà la prima volta, visto che dai 2 ottobre 1928, anno della fondazione, l'Opera aveva sempre accuratamente evitato le manifestazioni di massa. Ma stavolta è diverso. Fra un mese, domenica 17 maggio, in piazza San Pietro, il Papa celebrerà solennemente laa santificazione del suo fondatore, il sacerdote spagnolo José María Escrivá, scomparso nel giugno '75 e portato agli altari a tempo di record.

E l'Opus Dei è pronta. Biografie, studi e fumati sul fondatore, Mondadorf che stampa l'opera principale. Cammino, bestseller mondiale che ha già venduto oltre quattro milioni di copie, 250 mila fedeli in arrivo da tutto il mondo per ricevere la benedizione di Wojtyla. Anche f1 cattolicesimoforte, dunque, ha f1 suo protettore in Paradiso. Era un semplice sacerdote, monsignor Escrivá, quando sessant'anni fa

portò nella Chiesa le sue intuizioni. Si può essere santi non solo in sacrestia o in convento, ma facendo gli impiegati, i lavavetri, i tassisti, i banchieri, í muratori o ï cantanti. La spiritualità dell'Opus Dei è robusta, la scelta cristiana radicale, l'organizzazione granitica. Anche per questo, oltre alle adesioni numerose, sono venute critiche e accuse, spesso aspre.

L'appuntamento è alla sede centrale in viale Bruno Buozzi 73. Sono sei anni che l'attuale ¿condottiero dell'Opera, monsignor Avaro del Portillo, 78 anni, spagnolo, lalree in ingegneria, lettere e diritto canonico, non concede interviste. Dal 1935 è stato amico e collaboratore del fondatore e dal 15 settembre '75 ne è il successore. Nato a Madrid, sacerdote dal 1944, è stato nominato vescovo il 6 gennaio.1991 dal Papa.

Don Alvaro ha appena finito di celebrare la Messa. Il corridoio è tirato a lucido, mobili in stile classico nel salottino, su ogni tavolino, mensola o scrivania, la statuina di un somarello in legno o in ceramica. Con decreto del 28 novembre 1982 f1 Papa ha eretto l'Opus Dei in "prelatura personale": una specie di diocesi di carattere internazionale, che há come compito la formazione spirituale dei laici. Questa intervista a La Stam

pa nell'anno df beatificazione di José Maria Escrivá è la prima e l'unica che il prelato ha accettato di concedere, personalmente e non per iscritto, a un quotidiano.

Monsignore, in ogni angolo di questa casa c'è la statui na di un asinello. Che cosa rappresenta?

Monsignor Escrivá voleva essere un asinello di Dio. E non solo perché Gesù aveva scelto questo animale per presentarsi al popolo che lo acclamava, ma perché f1 somarello è obbediente, semplice, un lavoratore che si contenta di poco e sa piegare la schiena sotto i1 carico della fatica.

Però l'asinello è anche un animale cocciuto che spesso se ne va in giro munito i paraocchi. Era un uomo con i paraocchi il fondatore dell'Opus Dei?

Era un uomo tenace che ammirava la "santa cocciutaggine" - così la definiva - dei servitori di Dio. Ricordo che nel 1967, parlando agli studenti e ai laureati dell'università di Navarra, in Spagna, intitolò la sua omelia "Amare il mondo appassionatamente". Era un ammiratore del mondo e delle sue bellezze, perché, diceva, il mondo è uscito dalle mani di Dio, è creatura sua, e, quando Jahvé lo guardò, vide che era buono. Siamo stati

nol uommi a renderlo brutto con i nostri peccati e le nostre infedeltà. Amava il mondo, monsignor Escrivá, ma non si lasciava distrarre dal mondo. Era un testardo servitore di Dio.

Perché la Chiesa lo vuole santo?

Perché fu un uomo di Dio. E in un mondo caratterizzato da un forte processo di allontanamento da Dio proclamò che è necessario "mettere Cristo in tutte le attività umane". In che modo? Con il lavoro. Con l'attività dell'uomo in tutta la sua ricchezza: la scienza, la tecnica, l'arte, l'economia, la politica, lo sport, f1 tempo libero. I1 lavoro di tutti i giorni, il lavoro professionale ordinario che per f1 cristiano diventa "lavoro di Dio".

C'è chi sostiene, però, che questa beatificazione sia avvenuta troppo in fretta. Anzi, che sia stata l'Opus Dei a pianificarla facendo opera di pressione nella Chiesa. E' vero?

La risposta migliore viene dai fatti. La fase iniziale della causa di beatificazione, quella riservata alla ricognizione della vita, ha richiesto, a Roma e a Madrid, ben 980 sessioni. Sono stati accuratamente ascoltati 92 testimoni, dei quali più della metà estranei all'Opus Dei. Si sono presentati documenti per decine di migliaia di pagine. Alcuni

di coloro áhe si sono occupati della causa, su incarico della Santa Sede, hanno anche affermato di non avere mai riscontrato, in una causa di beatificazione, altrettanta completezza, accuratezza di metodo e ricchezza di elementi probanti. Va inoltre ricordato un fatto: di recente la Chiesa ha snellito le norme procedurali, senza che ciò pregiudicasse la serietà e l'integrità delle cause canoniche. I1 fondatore dell'Opus Dei è stato fra f primi a essere giudicato con le nuove normative. E penso che in futuro assisteremo a processi ancora più rapidi.

Monsignore, alcuni giornali ce l'hanno con voi. Di recente la rivista "Newsweek" ha scritto che il fondatore dell'Opus Dei era antisemita - e lei ha duramente smentito - e perfino qualche rivista cattolica ha dato ampio risalto alle tesi

degli avversari della beatificazione. Perché?

Alle fantasie di Newsweek abbiamo risposto con prove concrete che mostrano il grande affetto nutrito da monsignor Escrivá per il popolo ebraico. Io stesso ne sono stato testimone. Tuttavia una cosa va detta: certe persone o ambienti non hanno di mira l'Opus Dei o monsignor Escrivá, hanno di mira la Chiesa, la fede, l'impostazione cristiana della vita.. Sono gli stessi che attaccano il Papa quando parla o quando tace, quando viaggia e quando resta a Roma. Sarebbe preoccupante se tali attacchi non venissero: sono la migliore conferma che la strada è giusta. Del resto lo ha detto Cristo: "Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi".

I1 fondatore dell'Opus Dei diceva spesso: io sono anticlericale. Che cosa voleva dire?

Era un sacerdote che non parlava altro che di Dio. Ed era persuaso che i preti che non parlano di Dio, ma di tutt'altro, sono dei clericali.

Ma negli Anni Trenta monsignor Escrivá diceva di essere contrario a un "partito cattolico". Aveva ragione?

Diceva anche, però, dí rispettare chi avesse un'opinione opposta. Credoo che sarebbe indebito interpretare questa sua affermazione come un'opinione politica, mirante a sostenere o ad avversare un determinato partito.

Per chi avrebbe votato il 5aprile monsignor Escrivá?

Evitò sempre - e lo dico per esperienza diretta - di offrire indicazioni di questo genere, che avrebbero potuto condizionare chi gli stava accanto. Aveva il massimo rispetto della libertà altrui. Non amava le etichette, di qualsiasi tipo, e preferiva considerare il cristiano nella sua piena responsabilità umana. E diceva spesso una cosa: non esistono dogmi in campo temporale.

Nemmeno il dogma del voto al "partito cristiano"?

I dogmi sono verità della Chiesa, non della politica. In questa prospettiva e sul piano delle azioni concrete, non può esistere, di diritto, un partito che si faccia portatore di una " visione cristiana unica", quasi un copyright, circa i problemi della società civile. Ciò non toglie che in talune situazioni storiche insorga la necessità di una testimonianza in qualche modo unitaria, e i vescovi, che sono i legittimi pastori del gregge di Cristo, hanno allora il cothpito di ricordarlo. Intendiamoci: questo non è un giudizio sull'attuale momento politico della nazione italiana, che non mi compete, bensì un'affermazione di principio che lascia il campo aperti: molte possibili soluzioni.

"Ogni lavoro onesto. - diceva il fondatore dell'Opus Dei -deve essere realizzato con la massima perfezione possibile". Che cos'era, il profeta di quella "qualità totale" che tanto piace ai manager e agli industriali?

Non penso che si possa parlare di "qualità totale" del lavoro se si lascia Gesù Cristo da parte. Direi piuttosto che monsignor Escrivá è l'apostolo della "santificazione del lavoro". E ci ha insegnato a scoprire che Cristo ci aspetta proprio qui, nel lavoro quotidiano, perché attraverso il lavoro l'uomo conferma di essere fatto "a immagine e somiglianza" del Creatore.

Si rimprovera all'Opus Dei di essere un'istituzione d'élite: molti professionisti e laureati, pochi operai e manovali. E' vero che siete potenti?

Non è vera né l'una né l'altra cosa. L'Opus Dei si rivolge a tutti. Davanti a Dio non esistono lavori importanti o lavori di second'ordine; ed è Dio che misura il rilievo di un lavoro conoscendo l'impegno e l'amore col quale viene svolto. Monsignor Escrivá raccontava un episodio. Negli Anni Trenta, a Madrid, trascorreva alcune ore del mattino in uno dei confessionali della chiesa del Patronato di Santa Elisabetta. E puntualmente, tutti i giorni, il silenzio della cappella veniva turbato da un rumore improvviso: un suono metallico sgradevole, quasi uno sferragliare di casseruole sul pavimento. Un giorno il padre uscì dal confessionale e andò a vedere. All'ingresso della chiesa c'era un uomo, che dopo aver posato per terra tanti piccoli recipienti di alluminio, diceva a voce alta: "Gesù, sono Juan, il lattaio". Si presentava così, in chiesa, tutti i giorni alla stessa ora. I1 padre rimase colpito e commosso: Juan offriva il suo lavoro a Dio e Dio lo gradiva. L'Opus Dei è aperta a tutti. Ne fanno parte laureati e professionisti, ma altrettanti, e forse di più, sono contadini, casalinghe, operai. E lattai, naturalmente.

Che cosa vuol dire, per l'Opus Dei, "fare carriera?"

Nel '72 monsignor Escrivá visitò Pozoalbero, una località nel Sud della Spagna. E notò la cura con la quale due giardinieri accudivano le aiuole: "Voi curate in modo meraviglioso queste piante - osservò -. Che cosa pensate: che vale di più il vostro lavoro o quello di un ministro?". I due, Anastasio e Pedro, rimasero in silenzio. "Dipende dall'amore di Dio che ci mettete - concluse il padre -. Se ci mettete più amore che non un ministro, il vostro lavoro vale di più".

E'vero che siete potenti?

La potenza dell'Opus Dei consiste nella nostra fragilità personale, alla quale si aggiunge la grazia concessaci dalla misericordia divina. E con questa forza, la grazia di Dio, speriamo di contribuire alla grande sfida dell'evangelizzazione che oggi si presenta davanti alla Chiesa. E' questo l'unico obiettivo che ci sta a cuore.

Quale immagine del santo e amico le è rimasta più impressa?

Nel '70 visitammo il Messico dove il fondatore incontrò membri dell'Opera e i loro familiari. Quando si avvicinò a una donna, madre di quattro figli, per rivolgerle un saluto, lei si inginocchiò ín segno di rispetto. "Non farlo, figlia mia, non farlo", disse lui. E si inginocchiò a sua volta davanti a lei aggiungendo: "Siamo tutti uguali, siamo tutti figli di Dio".

Mauro Anselmo

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